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Via Vandelli, in cammino lungo la strada più leggendaria del Ducato Estense. Giulio Ferrari ha ricostruito il tracciato originario e lo racconta in un libro

Otto tappe, 145 chilometri, otto giorni di cammino lungo la Via Vandelli, la più leggendaria delle strade Estensi, la prima tra quelle moderne mai costruita. Voluta dal Duca Francesco III d'Este, collegava Modena e Massa attraversando l'Appennino Tosco Emiliano e le Alpi Apuane.

Giulio Ferrari l'ha percorsa tutta, seguendo il tracciato originario del 1739 che ha ricostruito in nove mesi di ricerche nelle biblioteche e negli archivi Estensi.

Tra le mani ha tenuto un diario di viaggio, che oggi è diventato un libro: La Via Vandelli - antica strada, nuovo cammino (edito da Artestampa). Non solo un racconto, ma una vera e propria guida con foto, mappe, collegamenti multimediali, storie, suggerimenti, che attraversano 109 pagine e ricostruiscono per la prima volta, nella sua interezza, quel percorso che arriva fino al mare Tirreno, facendosi spazio tra la leggenda.

 

 

Un'antica strada, che oggi è pronta a diventare un nuovo cammino.

Sarà presentata venerdì 9 novembre alle 21 al centro culturale Almo a Modena, poi giovedì 22 novembre alle 21.15 all'Azimut Club, sempre a Modena.

Ne abbiamo parlato con l'autore, Giulio Ferrari

Perché dedicare un libro alla Via Vandelli?

Merita un libro e tutto quello che gli si può dedicare, per due motivi. Il primo è certamente l’importanza storica. Fu la prima strada ad essere progettata e costruita dopo quelle Romane. Tra l’una e le altre ci furono solo percorsi di viandanti, pellegrini e pastori.  Quando il Duca Francesco III chiese al suo progettista, Domenico Vandelli, di progettare una strada che collegasse Modena a Massa, quindi completamente in territorio estense, per la prima volta si è ricominciato a studiare un territorio con carta, penna e compasso. Il progetto fu innovativo. La strada era completamente lastricata per poter essere percorsa anche dalle carrozze, attraversava due passi a oltre 1600 metri e grazie a questa infrastruttura, si iniziarono a costruire strade che collegavano anche Stati diversi, proprio perché se ne capì l’importanza. Il secondo motivo è emotivo. Sono passati poco meno di 300 anni e per tutti è ancora La strada, avvolta dalla leggenda. Tutti la conoscono, ne hanno percorso tratti. C’è una rete di affetto e conoscenza molto forte.

 

La strada che emerge come una carreggiata poco dopo Castelnuovo in Garfagnana

Da dove è arrivata l’idea?

Sono nato sulla Via Vandelli. E’ la strada che passava davanti a casa ed è tornata tante volte nella mia vita. Ne avevo percorso tratti, visto fotografie e volevo percorrerla tutta, da Palazzo Ducale a Modena a Palazzo Ducale a Massa. Mi sono domandato se portarla fuori dalla leggenda fosse una cosa giusta, ma poi mi sono risposto che prima o poi qualcuno l’avrebbe fatto. E allora forse era meglio fosse qualcuno che a questa strada vuole bene. 

La strada con la lastricatura antica, vicino a Barigazzo, nel Frignano, Appennino Modenese

Nove mesi di ricerche attraverso cui hai ricostruito il percorso originale del 1739. Come le hai svolte e cosa hai scoperto?

Ho iniziato utilizzando la rete; cercavo il percorso, tracce GPS ma nel 2016, quando iniziai, ce n’erano poche e contraddittorie. Ce n’erano solo dei tratti e a me era venuto il pallino di voler camminare esattamente dove la strada era stata progettata. Così ho fatto un passo indietro: biblioteche, archivi, in particolare l’Archivio di Stato di Modena. Per ricostruire il percorso ho consultato mappe antiche, mappe catastali, libri dell’800, periodici della montagna. Esistevano libri più scientifici di quello che poi ho realizzato io, ma da nessuna parte si trovava il percorso esatto e completo.

Per i tempi fu una sfida tecnica importante.

Per progettarla Vandelli si è inventato un nuovo strumento cartografico per calcolare le pendenze del terreno, le Isoipse. Il Duca inoltre voleva fosse realizzata in tempi brevi e che fosse di facile manutenzione, così Vandelli pensò di costruire una strada di crinale, in modo che potesse sempre essere ricostruita e furono costruite anche tutte infrastrutture collegate: osterie, piazzole di sosta, stazioni di posta per il cambio dei cavalli. Si può dire l’equivalente di una moderna autostrada o superstrada

Cosa ne è rimasto del tracciato storico?

Un lungo tratto: 20 chilometri nel modenese, da La Santona a San Pellegrino in Alpe, e un tratto toscano da Vagli di Sopra a Resceto. Questo è il pezzo più bello, quello che scende dal passo della Tambura a Resceto: Sette chilometri di tornanti costruiti su muri a secco. Dico sempre che se esistessero le sette meraviglie dell’ingegneria, questa secondo me dovrebbe farne parte.

La strada che scende a tornati lungo il fianco delle Alpi Apuane, costruita sopra un muro a secco appositamente costruito

Perché lo definisci un “nuovo cammino”?

Perché ha le potenzialità per essere percorsa tutta a piedi, ha un tracciato ben definito e poi è una strada che porta al mare, a differenza di molti altri percorsi in voga oggi che si concludono in centri cittadini. I contro invece sono che in alcuni tratti si sovrappongono strade moderne, quindi trafficate, ma con alcuni percorsi alternativi che ho anche indicato nel libro, si può percorrere tranquillamente. Sarebbe bello se diventasse un cammino a tutti gli effetti.

 

Via Vandelli, in cammino lungo la strada più leggendaria del Ducato Estense. Giulio Ferrari ha ricostruito il tracciato originario e lo racconta in un libro