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La Rocca di Spilamberto, un feudo concesso alla famiglia Rangoni dagli Este

Nonostante una sequenza di radicali trasformazioni abbiano mutato l'aspetto tardo-medievale dei fronti, l'impianto originario della Rocca di Spilamberto appare ancora chiaramente leggibile: si tratta di un complesso in muratura di pianta quadrangolare con cortile interno, quattro torri disposte ai vertici e due situate al centro dei versanti est e ovest. Proprio nella strutture delle due torri mediane sono ricavati altrettanti ingressi contrapposti, allineati in modo del tutto singolare con l'asse viario che divide a metà il tessuto urbano di Spilamberto.

Gli apparati a sporgere, in larga misura alterati, dovevano interessare sia le torri che i corpi di cortina, i beccatelli che ne erano parte integrante sono ancora ben visibili lungo i fronti settentrionale e orientale, fatta eccezione per la conformazione della torre mediana che al piano primo si presenta con una facciata tripartita munita al centro di una finestra arcuata. Oggi la simmetria del complesso appare inoltre alterata dagli edifici accostati al fronte meridionale della rocca e dal corpo di fabbrica dell'ala nord che si riduce l'area del cortile interno ingentilito da portici con arcate a sesto ribassato impostate su sostegni con capitelli e basi marmoree.

Foto di Angelo Nacchio

In origine feudo della famiglia Grassoni, il castello di Spilamberto, voluto dal Comune di Modena nel 1210 risulta tre anni più tardi feudo di Manfredo Pico che lo ottenne su concessione del monastero di Nonantola diretta detentrice del dominio fino al 1568. Le fortificazioni dell'insediamento dovevano essere probabilmente ancora di natura campale, munite di una fossa perimetrale e dotate di un unico ingresso protetto da una torre con funzioni di avvistamento

Al chiudersi del Trecento, dopo che il regime signorile si era oramai imposto sul Comune di Modena, Azzo d'Este potenziò le difese dello Stato rafforzando tra l'altro le fortificazioni del castello di Spilamberto. Dopo una lunga stagione di conflitti e sconvolgimenti politici il castello torna nelle mani dei principi di Ferrara e Aldobrandino d'Este lo concede nel 1353 in feudo ai Rangoni che ne conserveranno l'investitura quasi continuativamente fino al tardo Settecento.

Sebbene la consistenza e la sequenza degli interventi edificatori promossi dai Rangoni non appaia ancora chiara sembra plausibile che proprio sotto il loro dominio fosse realizzata la rocca che porta il loro nome. Al un nuovo nucleo fortificato si contrapponeva il cosiddetto Torrione, ovvero una struttura turrita munita di ponte levatoio, posta a controllo del varco d'accesso ricavato lungo il versante occidentale.

La rocca, pur mantenendo le tracce inequivocabili di un fortilizio quadrangolare munito di sei torri e di apparato a sporgere venne radicalmente trasformata nella seconda metà del Seicento, nel tentativo di conferire all'austero maniero le sembianze di una dimora nobiliare. Tra il 1650 e il 1660 il marchese Guido Rangoni sopraelevò i corpi di fabbrica settentrionali sistemando una galleria, uno scalone e una serie di spazi interni che furono ornati con pitture. Durante il secolo successivo si mise mano anche alla torre mediana del fronte occidentale, sostituendo parte dell'apparato a sporgere con l'inserimento di un balcone.

Foto di Angelo Nacchio
Foto di Angelo Nacchio
Foto di Angelo Nacchio

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