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#PalazziDucali. Sassuolo, la più splendida delizia costruita dagli Este dopo la devoluzione di Ferrara

Il maestoso palazzo di Sassuolo costituisce la più splendida residenza costruita dagli Este dopo la devoluzione di Ferrara.

Sorge sulle fondamenta dell’antico castello medievale, ampliato dalla famiglia della Rosa, che ressero il feudo di Sassuolo dal 1271 al 1373 e ancora dal 1396 al 1417. Passò poi a Niccolò III d’Este e successivamente al suo successore Borso, che lo scelse come residenza di villeggiatura, particolarmente amata per le battute di caccia, lo fece rinnovare entro il 1458: il castello assume la volumetria attuale e viene non solo fortificato con torri agli angoli per l’artiglieria (poi trasformate in terrazze belvedere), ma anche reso più elegante con una nuova manica a sud decorata di loggiati con colonne marmoree.

Foto di Mauro Riccio

Nel 1496 il feudo di Sassuolo passa a un ramo dei Pio di Carpi, che proseguono l’opera di abbellimento del castello, spostando tra l’altro verso il borgo la chiesa di S. Francesco; le sale del palazzo era riccamente decorate, con affreschi, tra gli altri, di Nicolò dell’Abate. Le uniche testimonianze rimaste, all'interno del palazzo, del suo aspetto rinascimentale sono le sale dell’appartamento dei Giganti, poste al piano terreno, che conservano due soffitti lignei decorati con emblemi estensi.

La famiglia Pio tocca il suo apice con la figura di Marco III, che, in occasione del suo matrimonio con Clelia Farnese (1587) promuove splendidi festeggiamenti che trasformano il volto del borgo di Sassuolo con grandiosi allestimenti effimeri progettati da Giovanni Battista Aleotti.

La signoria dei Pio dura fino al 1599: in quell'anno il duca Cesare fece uccidere Marco Pio e si impossessò (non senza dispute che si trascinarono per anni) del feudo di Sassuolo. Cesare e il suo successore Alfonso III, per via delle difficoltà economiche dei primi anni modenesi, non riuscirono a occuparsi in maniera intensiva del castello di Sassuolo. Tra i provvedimenti di Alfonso, si ricorda la costruzione di una grotta seminterrata, decorata di un unico grande affresco di iconografia mariana, ritiro eremitico nel quale il duca meditò la sua abdicazione e la conseguente presa d’abito nell'ordine cappuccino.

Nel frattempo, la residenza sassuolese era andata progressivamente degradandosi e artefice della sua fortuna fu Francesco I che, grazie all'opera di artisti quali Bartolomeo Avanzini, Jean Boulanger, Angelo Michele Colonna, Agostino Mitelli, Gian Giacomo Monti, creò una residenza di raro fascino, nella quale furono sperimentate esperienze di barocco scenografico poi esportate in altre città della regione.

Foto di Luca Nacchio

Il cantiere fu condotto a termine, dopo la morte di Francesco I, dalla duchessa Laura Martinozzi. Con Francesco III fu completata la facciata sud del palazzo, su disegno di Tommaso Bezzi, ispirato alle soluzioni bibienesche per la reggia di Colorno. La villa è anche al centro, nel Settecento, di un complesso lavoro di risistemazione territoriale: un viale viene tracciato in asse con la facciata del giardino verso la Casiglia, mentre altri assi proseguivano verso ovest innervando la tenuta agricola e verso nord in direzione di Modena.

Durante il periodo napoleonico il palazzo fu venduto e passò a privati. Solo nel 1930 fu acquisito dallo Stato e utilizzato come sede sussidiaria dell’Accademia di Modena e infine come sede museale dipendente dalla Galleria Estense.

Foto di Luca Nacchio

L’architettura del palazzo rimanda alla rocca medievale e la cosa ben visibile analizzando la pianta largamente irregolare del palazzo. Ma anche i bastioni, il bugnato, unitamente alle merlature decorative oggi scomparse, in un gioco di rimandi simbolici all'architettura fortificata, emblema della potenza del principe. 

Il corpo anteriore del palazzo è sfruttato per inserire nuove strutture di rappresentanza: lo scenografico scalone a due rampe, la galleria e il salone. A questi ambienti si affiancano, en enfilade, le altre sale. Lo scalone è il primo assaggio dello spirito illusionistico che anima il palazzo di Sassuolo: il semplice ambiente rettangolare è decorato di sontuosi stucchi di Giovanni Lazzoni e Lattanzio Maschio che incorniciano le finestre e occupano le lunette delle volte, ma soprattutto la spettacolare prospettiva dipinta dai bolognesi Angelo Michele Colonna e Agostino Mitelli contribuisce in maniera sorprendente a dilatare lo spazio. Si tratta forse del primo assaggio, in età barocca, di quello spirito illusionistico e scenografico che toccherà il suo apice negli scaloni di Bologna e Piacenza e nell'opera dei Bibiena. Altrettanto stupefacente è la scala elicoidale, detta della Duchessa. Gli stessi artisti decorano con analogo uso della quadratura prospettica il salone d’onore, che reca al centro la suggestiva raffigurazione di Apollo al quale le Muse presentano opere letterarie promosse dalla casa d’Este. La galleria di Bacco, invece, fu decorata da Jean Boulanger, che impaginò un illusionistico ciclo formato da quattordici falsi arazzi compresi tra quadrature di Gian Giacomo Monti e Baldassarre Bianchi. Tra gli ambienti che definiscono il piano nobile, si ricorda l’elegante appartamento stuccato, formato da sette sale decorate di stucchi bianchi e dorati opera di Luca Colomba, realizzati a partire dal 1640.

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