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#PalazziDucali. Il Palazzo Ducale di Ferrara: da Corte Vecchia a palazzo Municipale

Le origini del palazzo estense fronteggiante il duomo risalgono al 1189, quando gli Este subentrarono agli Adelardi nella guida della città, grazie al matrimonio di Azzo VI d’Este con l’ultima discendente della casata, Marchesella. Non conosciamo nulla di questo edificio; per avere qualche notizia riguardo alla residenza estense sulla piazza bisogna arrivare al tempo del marchese Nicolò III (1393-1441), quando essa era costituita da due corpi perpendicolari imperniati sulla torre di Rigobello. Questo edificio assunse nei secoli il nome di Corte vecchia. Dietro alla Corte vecchia, si trovava il cortile della Fontana o delle Lastre, collocato grossomodo dove oggi è la piazza Municipale; nell'angolo occidentale vi si affacciava la Casa dei forestieri, in cui Nicolò aveva trasferito i propri appartamenti entro il 1436, nell'ala a nord-est c’erano le stalle e i locali di servizio. Fra la Corte vecchia e il castello, posta più a nord, si trovava una serie di costruzioni, adibite per lo più a botteghe o magazzini, nelle quali, tuttavia, non mancavano al piano superiore locali di rappresentanza (come la “sala Grande”, documentata nel 1446, ristrutturata e ampliata più volte nel corso dei decenni successivi).

Foto di Luca Ruffoni

La corte della Fontana, cui si accedeva dal volto che verrà in seguito denominato del Cavallo, era -  allora come oggi - parte del reticolo stradale urbano, essendo attraversata da una via. L’accostamento alla facciata verso il duomo della statua equestre di Nicolò III (opera di Nicolò Baroncelli e Antonio di Cristoforo fiorentino), su un piedistallo anticheggiante dai connotati trionfali, fu l’intervento più significativo concepito da suo figlio Leonello sul palazzo, concretamente realizzato solo al tempo del successore Borso, che effettuò anche diverse campagne decorative, senza tuttavia alterare l’insieme.

Foto di Sansa55 (Wiki Loves Monuments)

Fu invece Ercole I ad attuare una profonda revisione del complesso estense. Salito al trono nel 1471, il nuovo duca avviò immediatamente la costruzione di un corridoio fortificato, detto via Coperta, che collegasse la corte Vecchia con il castello, sostituendo e ampliando un precedente passaggio; contemporaneamente intraprese un intervento di riqualificazione dell’intera area settentrionale del complesso.

L’anno successivo, in vista del matrimonio con Eleonora d’Aragona, avviò un’ampia campagna di interventi, che prevedeva, fra l’altro, la revisione della facciata della corte Vecchia verso il duomo in chiave monumentale, spostandovi la colonna con la statua di Borso (opera di Domenico di Paris) a fare da pendant a quella di Nicolò a lato del volto del Cavallo; quindi edificò davanti alla torre di Rigobello un portico, ornato da un fregio con i ritratti dei dodici Cesari, inframezzati da ghirlande e sovrastato da tre poggioli con colonne marmoree. Mantenne tuttavia gli antichi merli di coronamento.

I lavori proseguirono per circa tre anni, nel 1477 Ercole avviò una nuova campagna di trasformazioni che avrebbe stravolto l’assetto appena realizzato. Gli appartamenti della duchessa e dei figli, con tutto il loro seguito, vennero trasferiti nel castello, sottoposto ad ampi lavori di rinnovamento. Si costruì un enorme giardino pensile nell’ala orientale fra la torre Marchesana e la torre dei Leoni e contemporaneamente, al di là del fossato, nel borgo di san Guglielmo, il giardino del Padiglione. Impegnati nella trasformazione risultano Pietro Benvenuto degli Ordini e, alle sue dipendenze Biagio Rossetti e Domenico da Loco.

Nel 1479 il duca decise lo smantellamento di gran parte del palazzo di corte e la sua ricostruzione secondo un piano unitario. Fu creato un cortile più grande e regolare del precedente (attuale piazza del Municipio), dotato di una nuova cappella e di un magniloquente scalone coperto, a nord del quale si aprì un giardino segreto per il signore. Il cortile venne spesso utilizzato per la rappresentazione di spettacoli teatrali offerti alla cittadinanza.

Foto di Baraldi

Sopravvive tuttora lo scalone, a due rampe, caratterizzato da colonne composite scanalate che sorreggono le volte a crociera della copertura, interrotte dalla cupolina su tamburo del pianerottolo. Completato nel 1481, fu realizzato dall'ingegnere ducale Pietro di Benvenuto dagli Ordini seguendo le indicazioni di Ercole stesso, che si atteneva alle novità distributive più aggiornate nei palazzi signorili della penisola, cui proprio gli Este avevano dato un contributo decisivo con Belriguardo: lo scalone del cortile Nuovo del palazzo ducale venne collocato immediatamente a destra dell’ingresso principale, il volto del Cavallo, per condurre direttamente alla sala grande.

Sembra che progettista del proprio palazzo sia stato lo stesso Ercole I, sebbene Biagio Rossetti compaia spesso nel ruolo di supervisore nella concreta realizzazione delle idee del duca, come è il caso degli ampliamenti e modifiche alle stanze del signore nel 1484 e ‘92. Biagio risulta invece l’architetto della loggia lapidea che nobilitava la facciata dell’ala settentrionale del palazzo, a partire dal volto del Cavallo, adibita, come molti spazi a pianterreno del palazzo, a scopi commerciali e realizzata fra il 1491 e il 1493 dal lapicida Gabriele Frisoni. Sabbadino ci racconta che essa era sostenuta da venticinque colonne, che sembravano innalzare il palazzo nell’aria, forse un’eco del palazzo ducale di Venezia.

Distrutta da un incendio nel 1532, ne sopravvivono l’innesto del portico verso la via e l’arcata che immetteva sotto il volto del Cavallo. Tali frammenti, come appaiono oggi, sono caratterizzati da estrema semplicità: interamente lapidei, gli archivolti sono lisci, le basi arcaiche con scozia alta e foglie angolari, i fusti lisci. L’elemento più interessante sono i semi-capitelli, costituiti da un doppio giro di foglie d’acqua, con quelle angolari piegate a fingere delle volute. Si tratta di un tipo antico, rientrante nell’ordine corinzio, che trova una certa diffusione nel tardo quattrocento padano. In contesto estense lo troviamo, con qualche variante, in un capitello montato nella sala di un ristorante di Codrea, che una tenace tradizione locale vuole proveniente da Belriguardo.

Il palazzo è stato pesantemente rimaneggiato nel corso dei secoli, in particolare nel terzo decennio del Novecento, cui risale l'attuale facciata neogotica con torre. All'interno si possono visitare il Camerino delle Duchesse, un piccolo ambiente concepito forse per Eleonora e Lucrezia d'Este, riccamente decorato nella seconda metà del '500, e la Sala dell'Arengo, affrescata tra il 1934 e il 1938 da Achille Funi.

 

 

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