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L'Offiziolo Alfonsino: il codice miniato del Duca

Alfonso I fu il committente di uno straordinario codice miniato detto “Offiziolo Alfonsino” o “Libro d’ore di Alfonso I”. Il manoscritto fu commissionato nel 1505, anno in cui Alfonso fu nominato terzo Duca di Ferrara, probabilmente per emulare i suoi predecessori che avevano lasciato due capolavori come la “Bibbia di Borso” (leggi il nostro articolo qui) e il “Breviario di Ercole I”. L’esecuzione dell’opera è databile probabilmente tra il 1505 e il 1510-12, frutto della maestria del miniatore di corte Matteo da Milano. Dopo la Devoluzione il codice fu trasferito a Modena alla Biblioteca Estense, dove vi rimase fino al 1859 quando, in seguito all'esilio a Vienna di Francesco V, prese la strada del mercato antiquario. Oggi il codice è diviso tra la Strossmayerova Galerija di Zagabria (Croazia) e il Museu Calouste Gulbenkian di Lisbona (Portogallo).

Le prime pagine del manoscritto sono dedicate al calendario romano, con l’indicazione dei Santi, delle feste liturgiche e con consigli pratici sull'alimentazione e sulla salute. Dopo questa parte si sviluppa la sezione più devozionale, quella della Liturgia delle ore che determina i tempi e i momenti della giornata dedicati alla preghiera.

La prima pagina miniata mette in straordinaria evidenza la figura del Duca: nella parte superiore è rappresentato il suo stemma personale più noto la “granata svampante”, una sfera da cui escono delle fiamme a testimonianza della potenza raggiunta dall'artiglieria estense e dal Duca stesso. Il motto all'insegna lo scrisse Ariosto, inizialmente in latino loco e tempore e poi convertito in francese A lieu et temps ovvero a luogo e tempo appropriati, in quanto per essere efficace la bomba deve esplodere nel luogo e nel momento giusto. 

La pagina è incorniciata da un tripudio di fiori colorati, uccelli, fragoline, perle, gemme e camei sopra fondo oro. Al centro il Duca è ritratto in armatura, con il volto barbuto e segnato dalla stanchezza, rivolto in preghiera verso Dio che appare sopra di lui. Dalla parte opposta sono inseriti i suoi titoli in caratteri oro su fondo blu “AL (FONSUS) DUX FERRARIAE III”. Il testo che accompagna quest’immagine è la richiesta da parte del fedele di non venire abbandonato nelle avversità dal Signore e di essere protetto dai malvagi. Il significato di questa supplica può nascondere un’allusione alle tensioni in atto con lo Stato Pontificio e in particolare con Papa Giulio II. La pagina si chiude con l’insegna degli Este posta tra due fantasiose figure fitomorfe.

Sopra: pagina c. 13r, Lisbona Museu Calouste Gulbenkian

Il codice non è solo il libro di preghiere di Alfonso, ma è uno strumento politico, infatti come accennato sopra, proprio in quegli anni è impegnato in un duro conflitto contro Giulio II, quindi il manoscritto esalta la figura del Duca e la sua religiosità, proteggendolo dalle accuse mosse dallo Stato Pontificio.

Il foglio che risulta più palesemente polemico nei confronti della Chiesa è quello con la rappresentazione del Trionfo della Morte conservato a Zagabria. La Morte, dalle sembianze di scheletro con arco, frecce e una lunghissima falce, è intenta a mietere vittime senza distinzione di classe, come si può vedere dai cadaveri ai suoi piedi. Viene raffigurata proprio nel momento in cui appoggia una mano sulla spalla del Pontefice, il quale rappresentato di profilo, volge lo sguardo alla Morte. Nel volto del Papa, raffigurato con la barba è facile scorgere l’allusione a quella che Giulio II si fece crescere come voto dall'ottobre del 1510. A quel tempo il Pontefice aveva già scomunicato Alfonso, interdetto Ferrara e guidava personalmente le truppe ecclesiastiche nelle battaglie contro il Ducato, solo la morte avvenuta nel febbraio del 1513 fermò la sua avanzata.

Sopra: pagina S.G. 352, Trionfo della Morte, Zagabria Strossmayerova galerija

 

L'Offiziolo Alfonsino: il codice miniato del Duca