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Colte, intelligenti, capaci. Sara Accorsi entra nelle stanze delle donne estensi e in un libro racconta le loro storie

Nel libro “Le donne estensi. Donne e cavalieri, amori, armi e seduzioni”, Sara Accorsi ci racconta le donne della Casa d’Este: da quelle più note, a quelle di cui invece sappiamo poco. Donne, mogli, madri, spose, vedove; tutte legate da un fil rouge comune, quello di essere legate necessariamente ad una figura maschile: il padre, il fratello, il marito. La ricercatrice entra nelle loro stanze, ne narra le storie, la posizione sociale, ma anche i momenti privati, le gioie, i dispiaceri. Il ruolo della donna e la sua concezione fu mutevole, come lo è tutt’ora. Colte, intelligenti, capaci. Riuscirono ad uscire dall’ombra per poi tornare in posizioni subalterne. Tutte però furono decisive per le sorti della Casata Estense. E Conoscere queste figure femminili ci permette di riflettere ancora una volta su questi temi. Ne abbiamo parlato con l’autrice.

Si è appena concluso il carnevale estense a Ferrara che quest'anno è dedicato a Lucrezia Borgia, celebre moglie di Alfonso I di cui tanto si è scritto. La sua cattiva fama la precedeva, ma a Ferrara si è sempre mostrata impegnata al fianco del marito, a disposizione della politica e al servizio della città. Quale è la vera Lucrezia Borgia? Cosa l’ha colpita più studiando la sua storia?

 In questi tempi in cui i ritmi accelerati e la connessione costante danno più enfasi ad una notizia inventata che a fogli e fogli di documenti, porre l'attenzione su Lucrezia Borgia acquista ancora più valore. A Ferrara arrivarono prima le chiacchiere su di lei che la sua persona. D'altronde, già l'essere figlia del Papa costituiva di per sé una peculiarità che in poche altre donne potevano vantare. Questa sua rara caratteristica trovò perfetto binomio con le condizioni economiche  della Casata d'Este e la geografia dei domini estensi e così quando Lucrezia fu mandata in sposa a Ferrara, fu allo stesso tempo benedizione e condanna sia per la Casata che per lei. Tratteggiare la vera caratura di Lucrezia Borgia è a tutt'oggi impresa impossibile che ci pone di fronte alla ricchezza della ricerca storica e alla centralità di un grande patrimonio quale quello degli archivi e delle biblioteche. Basti pensare che solo nel 2014 è stata cifrata una lettera conservata presso l'Archivio di Stato di Modena composta dalla stessa Lucrezia: 15 righe senza interruzioni con 40 simboli alfabetici diversi indirizzata al marito Alfonso. Credo che basti questo esempio a tratteggiare la caratura di Lucrezia Borgia, donna poliedrica, in grado di farsi ritrarre nuova Flora a seno scoperto e di introdurre a Ferrara la gorgiera increspata per temperare le scollature, donna poliedrica, che ancora offre tanto da studiare.

 I matrimoni erano concepiti per saldare delle alleanze politiche tra Stati, non d'amore. Alcuni sono stati anche felici?

Se il matrimonio era primariamente alleanza politica, le corrispondenze conservate negli Archivi ci raccontano le molteplici sfaccettature delle relazioni matrimoniali, dove non sono mancati legami autentici capaci di arricchire entrambi i coniugi. Si pensi ad Alfonso II, ben poco propenso a fare il marito con la prima moglie Lucrezia de' Medici e con la seconda moglie Barbara arciduchessa d'Austria. Poi arrivò Margherita Gonzaga e la corte divenne uno scrigno di tesori musicali. Margherita proveniva dalla Mantova arricchita da Isabella d'Este, raffinata cultrice musicale, e a Ferrara trovò in Alfonso il compagno con cui coltivare la passione per la musica e per il balletto, tanto che a lei si riconosce un ruolo importante nella storia del teatro musicale italiano.

Si è assistito a tanti drammi, da Gigliola da Carrara a Parisina Malatesta, e la figura della donna era imprescindibilmente legata ad una figura maschile. Poi però con l’arrivo di Eleonora d’Aragona le cose cambiarono, ma in seguito le donne tornarono in posizioni subalterne. La concezione della donna è stata quindi mutevole?

La concezione della donna e il suo ruolo nella società sono tutt'ora mutevoli, non solo se in questo stesso momento consideriamo la vita della donna alle diverse latitudini, ma anche se nel nostro stesso paese consideriamo il quadro politico e legislativo. Conoscere le figure femminili della Casata estense nei secoli permette di riflettere su questi temi, di comprenderne la complessità, aiutando a evitare il rischio di facili banalizzazioni. La figura di Lucrezia d'Este, figlia di Ercole II e Renata di Francia, ci racconta il dramma di una moglie disprezzata dal marito Francesco duca d'Urbino, a tal punto da soccombere al terribile male della sifilide e, nello stesso tempo, ci sottolinea la consapevolezza dei propri diritti di donna, tanto da indurre il Papa Gregorio XIII a concederle di vivere separata dal marito e ritornare a Ferrara, dove lei fondò l'Oratorio del Soccorso per le mogli infelici. E non dimentichiamo che fu lei a trattare con il Papato, facendo perdere Ferrara e le sue terre agli Estensi. Spostandoci nel Seicento, pensiamo alla grandiosa figura di Laura Martinozzi, moglie di Alfonso IV, che nel 1662 rimase vedova e assunse la reggenza del Ducato, che risanò le casse del Ducato con una strenua lotta contro evasione fiscale e banditismo, che seppe tessere relazioni diplomatiche così sagacemente che sua figlia Maria Beatrice andò in sposa a Giacomo I Stuart, erede al trono d'Inghilterra. Ritengo importante sottolineare un aspetto della Casata estense: sia nei tempi di splendore che nei tempi di maggiori difficoltà, non mancò mai nei Duchi l'investimento educativo e culturale delle figlie e credo che in un giorno come quello di oggi, sia un valore aggiunto da sottolineare.

 Il ruolo della donna nella vita politica e sociale è stato sempre di secondo piano, ma non marginale. Quale tra le donne che racconta nel suo libro è stata decisiva per il Governo?

 Come ho illustrato poco fa, non solo una donna è stata decisiva per le sorti della Casata estense. Direi tutte. In secoli in cui si riteneva che fertilità e sterilità fossero di esclusiva responsabilità e competenza femminile (e purtroppo è un messaggio che ancora nel nostro tempo ha le sue resistenze) è chiaro che donare un erede maschio al ducato costituiva la chiave di volta di ogni altra azione politica. Non per nulla il Papato potè mettere le mani su Ferrara proprio in forza di una mancata linea ereditaria legittima. Laura Dianti entrò nella vita di Alfonso dopo la morte di Lucrezia Borgia ma nessun documento attesta il loro matrimonio, pur se Laura veniva a tutti gli effetti considerata terza moglie del duca, ma questa mancanza fu galeotta al Papato per costringere gli Estensi a migrare a Modena. E sulla necessità della linea ereditaria come non parlare di Enrichetta d'Este, che, andata in sposa alla corte dei Farnese, fu vittima di una trama di corte che la proclamò gravida, costringendola a una gravidanza diplomatica di 11 mesi!

 C’è in previsione un nuovo libro che tratta di moda, visto che il volume si chiude con un piccolo excursus sul "vestirsi da signora"?

L'ultima ricerca legata all'ambito estense mi ha fatto entrare in quegli anni cupi in cui il regime fascista dominava l'Italia. Le imprese aeronautiche dell'allora Ministro Italo Balbo attirarono l'attenzione su Ferrara e nel 1933 la celebrazione del Decennale fascista coinvolse la città. Si decretò la ripresa delle corse al Palio e l'organizzazione fu affidata anche a Nives Comas Casati, nipote di Marcello Dudovich, che studiò a lungo la moda ritratta negli affreschi dei palazzi estensi, a partire dal Ciclo dei mesi di Palazzo Schifanoia. Ho ricostruito la sua biografia, intessuta della colpa del consenso, delle pagine della Libia italiana, della vita diplomatica italiana nel dopoguerra...una cosa è certa, continuerò a indagare la vita vera delle donne, capaci di ottenere conquiste, di ammettere sconfitte e in questo giorno a tutte auguro, prima di tutto, la forza di non piegare la propria dignità a nessuna violenza, prevaricazione, sopruso, anche solo verbale.

 

Colte, intelligenti, capaci. Sara Accorsi entra nelle stanze delle donne estensi e in un libro racconta le loro storie