"Ferrara al tempo di Ercole I d'Este. Scavi archeologici, restauri e riqualificazione urbana nel centro storico della città". L'intervista alla curatrice del volume Chiara Guarnieri

Il volume "Ferrara al tempo di Ercole I d'Este. Scavi archeologici, restauri e riqualificazione urbana nel centro storico della città" presenta i risultati dei numerosi scavi archeologici che in oltre un decennio, dal 2000 al 2013, hanno interessato il centro storico di Ferrara e i palazzi del "potere Estense", portando alla luce importanti novità sulla Ferrara di Ercole I

Sarà presentato martedì 23 ottobre, alle 17, nella sala dell'Arengo del palazzo municipale, alla presenza, oltre che degli autori e della curatrice, anche dell'assessore comunale ai Lavori Pubblici Aldo Modonesi e la soprintendente Cristina Ambrosini. 

L'opera fa parte della collana dei Quaderni di archeologia dell'Emilia-Romagna curata dalla Soprintendenza archeologica, belle arti e paesaggio per la città metropolitana di Bologna e le province di Modena, reggio Emilia e Ferrara e sarà presentata dall'architetto Marco Borella, dalla direttrice della scuola dei Beni Culturali e del Turismo Carla Di Francesco e da Simonetta Minguzzi, Università di Udine.

Abbiamo intervistato la curatrice del volume Chiara Guarnieri

Quale è stata l’occasione che ha permesso questa importante campagna di indagine archeologica?

L’occasione è scaturita principalmente dal Programma Speciale d’Area “azioni per lo sviluppo urbanistico delle aree di  eccellenza della città di Ferrara”, sottoscritto tra Comune e Regione Emilia- Romagna, all’interno del quale era stato previsto lo scavo archeologico preventivo. Gli interventi, realizzati prevalentemente tra il 2007 e il 2016, hanno costituito per l’Amministrazione e per l’intera città un’occasione per rinnovare le aree più rappresentative dell’identità ferrarese e per gli archeologi l’occasione di acquisire elementi del tutto inediti. La mole dei dati raccolti, ordinati e sviluppati nel volume ha richiesto molti anni di elaborazione e ciò non solo perché si è atteso il completamento delle indagini connesse ai restauri dei monumenti - alcuni ancora in corso d’opera - ma anche perché si è voluto prendere in esame i risultati di piccoli saggi di scavo realizzati negli anni ‘80 e ‘90 del secolo scorso che, al momento della loro realizzazione, non apparivano particolarmente significativi ma che ora, contestualizzati all’interno di una più ampia indagine, hanno acquistato un diverso valore.

Quali le zone e gli edifici su cui si sono concentrati gli interventi?

Sono stati presi in esame  gli scavi che sono stati portati a termine nell’area del centro storico dove si trovavano i palazzi del potere della signoria Estense; in particolare le indagini hanno la vasta area di piazza Municipale, dell’edificio ex Bazzi e del Giardino delle Duchesse, sulla quale insisteva il Palazzo di Corte Vecchia e il Palazzo Ducale con gli annessi giardini; corso Martiri della Libertà, dove si trovavano la Loggia Grande e il Castello Estense, al cui interno è stato possibile rinvenire il Giardino Pensile, del quale si possedevano solo sparute notizie, voluto da Eleonora d'Aragona moglie di Ercole I; via Coperta di cui sono venute in luce le diverse fasi costruttive, oltre al Camerino d’Alabastro di Alfonso I; infine, la parte terminale di corso Martiri della Libertà che ha consentito di scoprire le strutture relative alla Porta dei Leoni, situata lungo il circuito settentrionale delle mura medievali e strettamente collegata al Castello Estense.

 

 

Il volume ha consentito di comprendere meglio il tessuto urbano ma anche di ridisegnare il volto di Ferrara nel periodo di Ercole I. Cosa è emerso? Quali sono i risulti principali di questa indagine?

Il volume è volto a ricomporre ciò che l’indagine archeologica ha forzatamente separato in diversi cantieri ed anni di scavo, per leggere globalmente sotto il comune denominatore della cronologia degli avvenimenti, della coevità degli interventi e della comune committenza – gli Este – le fasi costruttive dei singoli monumenti o comparti. Si è trattato, soprattutto per quanto riguarda il periodo di Ercole I e segnatamente i lavori iniziati con il 1479, di una vera e propria trasformazione, recepita come tale (la Tramutazione) anche dagli stessi contemporanei. La ricchezza della documentazione è imponente, sia perché interessa importanti avvenimenti per la storia della città, riportati dai cronisti locali, sia perché si è avuta la fortuna che in buona parte dei registri delle spese sostenute per i lavori si sia conservata traccia di quanto realizzato; questa documentazione è ampiamente nota e pubblicata, ma è solo ora che per la prima volta si trova a confronto con i rinvenimenti archeologici. L’arco cronologico su cui si snodano i rinvenimenti va dal XIV al XVIII secolo ma la maggior parte di questi risulta concentrato nel XV secolo, in particolare nella fase segnata dagli ultimi anni del marchesato di Borso e dal periodo del ducato di Ercole I, arrivando però in taluni casi – e ci si riferisce in particolare allo scavo della via Coperta/ Camerini d’Alabastro – anche a toccare la presenza di Alfonso I.

L’indagine archeologica, come si ricordava, ha interessato l’area antistante il sagrato della Cattedrale e tutto il sedime di corso Martiri della Libertà, toccando alcuni punti nodali dell’edilizia estense, in particolare il Palazzo di Corte Vecchia, i monumenti di Niccolò III e Borso e d’Este, il Palazzo Ducale con la Loggia Grande, permettendo in questo modo di chiarire alcuni aspetti del complesso dei palazzi estensi per la parte riguardante l’affaccio verso la Cattedrale e la via pubblica che conduceva alla Porta dei Leoni. La situazione delineata con le indagini di piazza Municipale e dell’edificio ex Bazzi con l’adiacente Giardino delle Duchesse ha permesso inoltre di ipotizzare l’aspetto e l’evoluzione del nucleo più interno del Palazzo Vecchio, apportando numerose ed importanti novità circa il suo aspetto e la sua estensione. Ulteriori scavi archeologici hanno interessato la via Coperta, che permetteva di collegare i Palazzi estensi con il Castello, mettendo in luce le strutture del Camerino d’Alabastro di Alfonso I; sempre all’interno del Castello è stato scoperto il Giardino pensile di Eleonora d’Aragona. Da ultimo le indagini nella parte terminale di corso Martiri della Libertà hanno portato in luce le strutture della Porta dei Leoni, situata sul circuito settentrionale delle mura urbane medievali, la cui presenza segnò l’aspetto della città per più di due secoli.


Quali reperti sono stati rinvenuti? Oggi dove sono conservati?

Le indagini archeologiche hanno restituito moltissimi reperti archeologici, una selezione dei quali è stata oggetto nel 2015 di una mostra temporanea, ospitata nelle sale del Museo Archeologico Nazionale; l’esposizione ha illustrato la vita a corte e le trasformazioni del Palazzo di Corte Vecchia e del Palazzo Ducale; attualmente  i reperti sono ospitati presso il deposito del Museo Nazionale di Ferrara. La maggior parte dei materiali proviene dallo scavo della piazza Municipale, in particolare da due importanti contesti differenti per formazione contenuti e probabilmente per luogo di provenienza. Un primo contesto raccoglie gli scarti delle cucine e della tavola estense, mentre un secondo sembra invece più riferibile ad una spezieria. Unico elemento accomunante è la datazione ante quem della loro chiusura, il 1479, anno in cui parte la demolizione del vecchio Palazzo di Corte.

Nel primo contesto, quello relativo alla vita quotidiana a corte, sono state rinvenute ceramiche – graffite, smaltate ed anche di importazione – vetri, metalli, oggetti di uso personale, oltre a resti di pasto. In particolare l’analisi di questi ultimi ha consentito di individuare cosa era presente sulla tavola estense: sono presenti molte specie di frutta, cibo considerato voluttuario, frutta secca, piante ornamentali, utilizzate per decorare le portate. Da notare le dimensioni della frutta, molto più grandi di quelle rinvenute in altri contesti ferraresi e quindi chiaramente selezionata. Anche i reperti faunistici ci attestano, accanto alle principali categorie di animali domestici la presenza di animali selvatici come il cervo, il capriolo, la lepre, di svariati uccelli di palude e della gru, considerata una leccornia e riservata alle tavole più ricche, oltre a diversi tipi di rapaci. Il quadro faunistico è completato da un notevole numero di molluschi marini, di acqua dolce e terrestri e di pesce d’acqua dolce; anche in questo caso si faceva attenzione alle dimensioni, in particolare delle ostriche, finalizzata probabilmente alla presentazione dei piatti e al loro effetto scenico. Nel secondo contesto è costituito da una giacitura  secondaria che ha previsto lo stoccaggio della spazzatura in un unico luogo e il trasporto in fasi successive all’interno di questo vano creato ad hoc. La materiali ceramici e vitrei  rinvenuti nello scarico sono raggruppabili in due nuclei, uno relativo ad oggetti di pregio, l’altra di utilizzo quotidiano; tra i materiali vitrei hanno preponderanza gli orinali ed oggetti come ampolle ed alambicchi. Ulteriore differenza dal precedente contesto  è data dalla scarsità dei resti di pasto. L’impressione che si ricava dall’analisi dello scarico è appunto che si tratti di oggetti riferibili per la maggior parte ad una spezieria.