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#eccellenzeestensi oltre il Ducato Estense: Villa d'Este a Tivoli

Ippolito II d’Este, figlio del Duca Alfonso I d’Este e di Lucrezia Borgia, è colui a cui si deve la realizzazione di uno dei capolavori del Rinascimento Italiano, inserito nella lista UNESCO del patrimonio mondiale: Villa d’Este a Tivoli.

Governatore civile della città di Tivoli dal 1550, fu nominato da papa Giulio III che lo volle compensare dopo averlo sconfitto nella corsa al soglio pontificio. Deluso per la mancata elezione a pontefice, volle far rivivere in questa villa i fasti delle corti ferraresi, romane e francesi e soprattutto eguagliare la magnificenza di Villa Adriana.

Il progetto architettonico fu affidato al pittore, archeologo e architetto Pirro Ligorio e realizzato dall’architetto di corte Alberto Galvani, affiancato da numerosissimi artisti ed artigiani. 

Il complesso è composto dal palazzo e dal giardino, copre un’area di circa 4,5 ettari e forma un quadrilatero irregolare poiché l’architetto dovette utilizzare alcune parti del preesistente edificio monastico.

Articolato tra terrazze, scalinate, viali e percorsi, il giardino di Villa d’Este si estende lungo pendii scoscesi che scendono dal palazzo fino a una terrazza pianeggiante. Ciascuno dei cinque principali assi trasversali del giardino termina in una fontana e si tratta di un vero capolavoro di ingegneria idraulica, sia per la concezione dell’impianto che sia per i molteplici giochi d’acqua. Questa sistemazione degli assi e dei moduli fu adottata proprio per nascondere la forma irregolare del giardino e dare al palazzo una posizione centrale, sebbene esso sia fuori allineamento rispetto al complesso architettonico.

Di grande impatto le Cento Fontane sviluppate su tre piani, che fiancheggiano il viale lungo cento metri e raccontano allegoricamente il corso dei tre fiumi che sorgono dai Monti Sibillini e sfociano nel Tevere. A metà del viale si apre una balconata da cui si può vedere la Fontana dei Draghi, che è il cuore del parco vista la sua posizione centrale. La leggenda racconta che venne realizzata in una sola notte, nel settembre del 1572, come omaggio al Papa Gregorio XIII, che era ospite della villa e il cui stemma di famiglia, i Boncompagni, aveva come simbolo dei draghi alati. 

     

La  Fontana dell'Ovato è invece la più barocca e rappresenta i monti Tiburtini, dai quali discendono tre fiumi: Aniene, Erculaneo e Albuneo. Anticamente in questa fontana confluiva l'acqua dell'Aniene, convogliata attraverso un canale. Poi la Grotta di Diana, riccamente decorata e al cui interno erano conservate alcune statue - tra cui quella di Diana cacciatrice - che furono acquistate da Papa Benedetto XIV e poi trasferite ai Musei Capitolini, mentre la Rotonda dei Cipressi si trova in un piazzale contornato da giganteschi cipressi secolari, tra i più antichi esemplari esistenti.
La più imponente però è la Fontana di Nettuno, realizzata originariamente da Gian Lorenzo Bernini e restaurata nel XX secolo. A completare la scenografia della Fontana di Nettuno, in basso, ci sono gli specchi d'acqua delle tre peschiere, mentre al di sopra è stata realizzata la Fontana dell'Organo, che deve il suo nome al meccanismo ad acqua posto al suo interno e che ancora oggi genera motivi musicali udibili dai visitatori.

Oltre al giardino, di grande interesse sono anche le sale del Palazzo, che vennero invece decorate sotto la direzione di protagonisti del tardo manierismo romano come Livio Agresti, Federico Zuccari, Durante Alberti, Girolamo Muziano, Cesare Nebbia e Antonio Tempesta e quasi completate solo alla morte del cardinale, nel 1572.

Dopo un periodo di grande splendore, la villa cadde in uno stato di abbandono. Alla morte del Cardinale Villa d’Este passò ai parenti, Alessandro e Luigi. Dal 1605, per volere del cardinale Alessandro d'Este iniziò una fase di restauri a cui ne seguì una seconda, tra il 1660 e 1670, in cui fu coinvolto anche Gian Lorenzo Bernini.

Il XVIII secolo vide poi la totale decadenza di Villa d'Este che continuò con il passaggio di proprietà del complesso alla casa degli Asburgo fino alla metà del XIX secolo, quando il cardinale Gustav von Hohelohe  ottenne dai duchi di Modena il diritto reale sulla villa con l’obbligo di apportare le dovute migliorie. La villa tornò così ad essere un punto di riferimento culturale e ospitò anche importanti uomini di cultura, tra cui il musicista Franz Liszt che compose "Giochi d'acqua a Villa d'Este", e tenne, nel 1879, uno dei suoi ultimi concerti. 

     

Nel 1919, in base al trattato di St. Germain, la villa divenne proprietà dello Stato Italiano che dal 1920-30, avviò una nuova fase di restauri e aprì il complesso al pubblico.

Per riparare i danni provocati dai bombardamenti del 1944, subito dopo la seconda guerra mondiale, venne eseguita una radicale ristrutturazione. Ulteriori lavori di restauro furono realizzati negli anni successivi, come il ripristino delle fontane dell’Organo e del “Canto degli Uccelli”.

 

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