Donne di Casa d'Este. Virginia De'Medici, il buio della malattia mentale

Le cronache raccontano che era gennaio e Virginia De' Medici (1568-1615) era stesa sul pavimento nudo, con lo sguardo fisso alla parete. Incapace di avvertire il freddo, tanto la sua mente era densa di quei pensieri colpevoli da cui da tempo nulla sembrava più poterla proteggere. Dopo la nascita del nono figlio, quelle iniziali piccole manie erano degenerate a tal punto che nessun effetto avevano sortito sia gli esorcismi, sia i rimedi individuati dai tanti medici consultati.

Virginia si addossava colpe su fatti insignificanti tanto da disarmare anche il proprio confessore e denunciava la propria indegnità nell'esser parte della famiglia rifiutando ogni momento conviviale. Volle addirittura esser sepolta con un abito di lana ruvida, perché nemmeno la morte le desse sollievo da quella penitenza fisica che con costanza si infliggeva. Visse giorni in cui si lamentava così forte che la si sentiva fuori dal palazzo, in altri momenti diventava rabbiosa a tal punto da mordere il marito Cesare.

Se ha senso individuare nelle trame della sua biografia le ragioni della malattia mentale, si vedrà che tante sono le tempeste in mezzo a cui Virginia passò, dall'infanzia fino all'età adulta. Non era potuta crescere con la madre, Camilla Martelli che, nonostante avesse sposato Cosimo De’ Medici, non ebbe mai diritto ad alcun titolo nobiliare.

Così Virginia era potuta crescere a corte, ma senza poter frequentare la madre alla quale, comunque, aveva continuato a scrivere e ad inviare selvaggina. Fu duchessa nel tempo dell'esilio, in quel 1598 in cui gli Este furono costretti ad uscire da Ferrara e ad entrare a Modena, città non ancora pronta ad essere capitale ducale. Vide il figlio Alfonso, l'erede, di soli sette anni, requisito a Faenza dalle truppe papali come garanzia che gli Este uscissero dalla città di Ferrara. 

Fu per queste vicissitudini che la malattia mentale prese il sopravvento? Ciò che è certo è che la malattia annientò l'animo attento e gioviale di una duchessa che amava le battute di caccia e mascherarsi per il Carnevale e sbiadì il ricordo di quegli anni in cui le cronache lodavano le sue capacità di governo e il suo stare 'sino a ore dieci di notte a dare audienza, provedere e ispedire' a favore del suo Ducato.​

 

Accorsi Sara, Le donne estensi.Donne e cavalieri, amori, armi e seduzioni, Cirelli&Zanirato, Ferrara 2009 (2. ed.)

Bondi Grazia, "Madama mia mi dispiace a dirvelo, vostra altezza è inspirata". Demoni ed esorcisti alla corte di Cesare d'Este, in Quaderni Estensi, VI (2014), p.129-160

 

Donne di Casa d'Este. Virginia De'Medici, il buio della malattia mentale