Donne di Casa d’Este. Lucrezia Borgia: dolce e cara compagna, eppur ancora male-detta a 500 anni dalla morte

Donne di Casa d’Este: intrighi e curiosità nelle segrete stanze delle dame estensi

La rubrica di Sara Accorsi

 

A 500 anni dalla sua morte esce un poderoso studio delle sue lettere. Moriva il 24 giugno del 1519 e ancora oggi occorre fare chiarezza sull'identità di Lucrezia Borgia d’Este (1480-1519). La professoressa Diane Yvonne Ghirardo, studiosa italo-americana, professore ordinario alla University of Southern California di Los Angeles, in collaborazione con l’Archivio di Stato di Modena, ha indagato ben 727 missive, nel tentativo di far superare definitivamente lo stereotipo negativo che dall’Ottocento soffoca la vera identità di Lucrezia. Il suo essere nata dalla relazione tra la nobildonna romana Vannozza Cattanei e il cardinale Rodrigo Borgia, entrato dall’11 agosto del 1492 nella storia come Papa Alessandro VI, ha reso allettante per la letteratura porre tutta la vita di Lucrezia sotto la lente della doppiezza e dell’ambiguità. L’annullamento del suo primo matrimonio con Giovanni Sforza, l’improvvisa morte del suo secondo marito Alfonso, illegittimo del Re Alfonso d’Aragona, gli implacabili giochi diplomatici del padre e le vicende truci del fratello Cesare di certo hanno spianato la strada ai desideri di comporre la biografia di Lucrezia sulle note di intrighi e cieche passioni, a cui le missive cifrate, quelle lettere in codice scambiate sia con il marito Alfonso d’Este, che con il letterato Pietro Bembo, non hanno che dato il giusto contrappunto. E’ proprio, invece, dalle stesse lettere che emerge la caratura di Lucrezia Borgia d’Este, la sua capacità diplomatica e imprenditoriale, la sua fede religiosa, la sua preparazione letteraria ed artistica, doti che mise a servizio della casa d’Este, in cui entrò con la celebrazione delle nozze con Alfonso I, figlio di Ercole e Eleonora d’Aragona, il 30 dicembre del 1501. Ricchissima fu la dote che Lucrezia portò nelle casse estensi: oltre al forziere colmo di diamanti, rubini e perle di ogni calibro e fattura, il casato estense ottenne la riduzione del canone feudale da versare a Roma, nonché nuove terre in prossimità dei propri confini, cioè i feudi di Cento e di Pieve di Cento. Il 2 febbraio Lucrezia entrò a Ferrara su di un cavallo bianco, circondata da ottantasei muli agghindati con i colori del papato. Fu scritto del suo parlar modesto, del suo non mostrar malcontento né sdegno, del suo voler far contenti il duca Ercole e il marito Alfonso. Eppure, dopo quei sette giorni di festeggiamenti, la cognata Isabella, già in Casa Gonzaga, raccontava la sua noia per le attese dovute al tanto tempo impiegato da Lucrezia per lavarsi, vestirsi e agghindarsi. Prevalse nella storia questo lato della medaglia, questa narrazione di Lucrezia, che ancora oggi adombra quanto Alfonso scriveva di lei, ‘dolce e cara compagna, quanto essa mi era per li boni costumi suoi et per il tenero amore che era fra noi’.

 

Nell'immagine il dipinto di Bartolomeo Veneto "Ritratto di Flora" 1512-1520 ca;  probabile ritratto di Lucrezia Borgia raffigurata nelle vesti di Flora.

Accorsi Sara, Le donne estensi. Donne e cavalieri, amori, armi e seduzioni, Cirelli&Zanirato, Ferrara 2009 (2. ed.)

Ghirardo Diane (a cura di), Lucrezia Borgia. Lettere 1494-1519, con la collaborazione di enrico angiolini, Direzione Generale Archivi, Trelune Edizioni, 2020

Zarri Gabriella, Il rinascimento di Lucrezia Borgia in Scienza&Politica, V.19, n.37 (2007)  

 

 

Donne di Casa d’Este. Lucrezia Borgia: dolce e cara compagna, eppur ancora male-detta a 500 anni dalla morte