Donne di Casa d'Este. Le Beate benedettine di Casa d'Este

Donne di Casa d’Este: intrighi e curiosità nelle segrete stanze delle dame estensi

La rubrica di Sara Accorsi

Beatrice tutta ne l’etterne rote fissa con li occhi stava”, scriveva Dante della sua Beatrice nel primo canto del Paradiso e nella stessa direzione sono stati fissi gli occhi delle Beate Beatrici di Casa d’Este. Così tuttora restano fissi su di loro gli occhi di chi è curioso.

La luce di santità di Beatrice prima e Beatrice seconda, di zia e nipote, rimase tale nei secoli che le loro immagini furono volute da Laura d’Este Martinozzi nell’abside del Pantheon estense di Sant’Agostino a Modena, a coronamento e protezione della Casata. Entrambe passarono dalla corte alla vita monacale, fondando monasteri in cui si viveva secondo la regola benedettina e soprattutto lasciando grandi segni dopo le loro morti. 

Beatrice I d'Este (1192 ca.-1226), figlia di Azzo VI e di Sofia di Savoia, nacque ad Este. Rimase orfana di madre, poi orfana del padre, nonché perse il fratello Azzolino nel tempo in cui la casa d'Este era impegnata nelle battaglie per la Marca Anconetana. Scelse poi "di fuggire la società mondana e le attrazioni peccaminose della corte, e di associarsi umilmente, come in un porto di pace, a persone che cercavano e temevano Dio". Prima entrò nel monastero di Santa Margherita a Salarola, poi volle un luogo ancora più ameno e nel 1221 decise di trasferirsi sul monte Gemmola. Fu proprio Beatrice a dare nuova vita a quel monte che negli anni precedenti aveva accolto una comunità maschile. Restò lì solo 5 anni in cui visse in grazia e virtù, se la leggenda narra che poco prima che lei morisse una colomba bianca le fece visita invitandola con le stesse parole del Cantico dei Cantici "Alzati, affrettati, amica mia, colomba mia, mia bella, e vieni. Vieni, mia prediletta, e io porrò su di te il mio trono, perché desiderai la tua bellezza". Il 10 maggio del 1226 Beatrice lasciò le consorelle, continuando a esser per loro guida: come lo storico ferrarese Prisciani scriveva nel Quattrocento, poco prima di tragedie per la casa d'Este il corpo della beata faceva tanto rumore dentro il sepolcro che sembrava esser in procinto di far crollare tutto il monte e, una volta aperta la tomba, le consorelle scoprivano ogni volta che non solo la beata aveva mutato posizione, ma era anche madida di sudore.

Al frastuono della prima Beatrice fa eco ancora oggi lo zampillare dell'acqua della Beata Beatrice II d'Este (1226-1292), figlia di Azzo VII e di Giovanna di Puglia. Dopo esser stata promessa sposa a Galeazzo di Vicenza, proprio il giorno in cui era in procinto di raggiungere il suo promesso sposo a Milano, egli morì in battaglia. Beatrice entrò nel Monastero dell'Isoletta di San Lazzaro, poi in quello di Santo Stefano della Rotta. Sempre più donne entravano nella sua comunità, così, nel 1257 il marchese Azzo comprò per la figlia il fondo di Sant'Antonio in Polesine dove “Beatrice passò colla Badessa Lieta, e le sue compagne”. Fu forse per l'acqua che aveva un tempo caratterizzato quelle zone che Beatrice, dopo la sua morte, volle continuare a parlare con le sue consorelle e i suoi devoti e ancora oggi dal suo sepolcro fuoriesce una condensa dal mese di novembre fino a marzo.

 

Accorsi Sara, Le donne estensi. Donne e cavalieri, amori, armi e seduzioni, Cirelli&Zanirato, Ferrara 2009 (2. ed.)

http://www.isco-ferrara.com/wp-content/uploads/2017/06/2-Monastero-di-S.-Antonio-in-Polesine-.pdf – data di ultima consultazione 03 novembre 2020

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