Donne di casa d’Este. Eleonora: governatrice di Ferrara, stremata dalla malattia.

Donne di Casa d'Este:  intrighi e curiosità nelle segrete stanze delle dame estensi   

La rubrica di  Sara Accorsi

Il 1570 fu per Eleonora d’Este (19 giugno 1537-19 febbraio 1581) un anno di grandi cambiamenti. Era la quartogenita di Ercole II e Renata di Francia, la terza figlia femmina, e, come le sorelle Anna e Lucrezia, aveva partecipato alla scuola femminile voluta dalla duchessa Renata. Aveva goduto di illustri insegnanti, tra cui anche Olimpia Morata, umanista di rilievo, profonda conoscitrice del greco e del latino; aveva assistito all’allontanamento della madre da Ferrara per le idee protestanti; aveva ormai orientato la sua vita ad aver cura di sé: era debole e infermiccia. Suo fratello, il duca Alfonso, si era visto costretto a declinare la proposta matrimoniale del Duca di Nevers e quella del Duca di Urbino “essendo la sorella malata d'indisposizione tale che Dio sa se ne camperà”. Così, quando nel 1570 Lucrezia andò, al suo posto, in sposa al Duca di Urbino e Ferrara fu scossa dal terremoto che provocò anche il crollo delle volte delle sue stanze, Eleonora, che aveva passato gran parte della sua vita, sconvolta da febbre e catarro, di frequente costretta a letto, raramente partecipe alle gite e alle feste di corte, diede voce alla sua persona e ai suoi diritti. Il duca Ercole aveva stabilito che, finché non si fosse maritata, oltre alla dote, avrebbe potuto contare su una indennità annuale. Reclamò dal fratello Duca la propria indennità e arrivò perfino a minacciare il Duca stesso e l’altro fratello, il cardinale Luigi, di lasciare Ferrara. Se davvero fosse partita, dato il suo non essere mai “per tre mesi di seguito perfettamente sana”, avrebbe indubbiamente destato scandalo anche presso il Papa e così il Duca acconsentì a riconoscere ad Eleonora la sua autonomia economica. Non solo. Quando Alfonso nel 1574 partì alla volta di Innsbruck e di Vienna, lei rimase come governatrice di Ferrara, insieme allo zio Francesco d’Este, generando un grande gradimento in tutto il popolo ferrarese. Nel 1575 la madre Renata, poco prima di morire, le donò una consistente cifra che permise a Eleonora di diventare centrale anche per le economie del fratello Luigi. Le casse del cardinale erano in dissesto ed Eleonora si rese disponibile a verificare l’intera contabilità dei suoi movimenti, mostrando una competenza ineccepibile. La sua malattia continuava a non lasciarle margini di manovra: aveva tentato le cure con i fanghi di Abano Terme, si teneva lontana da quanto potesse intaccare la propria fragile salute, lei stessa raccontava che “non si partiva mai di camera, passando il tempo in ragionare e col gioco degli scacchi”. Le sue febbri entrarono nelle rime di Torquato Tasso (“Prega Dio per la salute di madama Leonora”) e le sue premure verso il poeta portarono i posteri a ritenerli amanti. Comunque Eleonora, nei carteggi che restano, appare donna risoluta, ben consapevole di se stessa e della posizione della città di Ferrara nello scacchiere politico italiano. Lei, che aveva tenuto testa allo Sfregiato, gabelliere del Duca, prima della morte che la colse nel 1581, si impegnò a lungo nel tentare di metter pace tra il fratello duca e il fratello cardinale, certa che le lotte che i due uomini mettevano in mano ai pubblici tribunali avrebbero indebolito l’immagine di Ferrara.

Accorsi Sara, Le donne estensi. Donne e cavalieri, amori, armi e seduzioni, Cirelli&Zanirato, Ferrara 2009 (2. ed.)

Floriana Calitti, Eleonora d’Este in Dizionario Biografico degli Italiani Volume 43 (1993)

Campori Giuseppe – Solerti Angelo, Luigi, Lucrezia e Leonora d'Este, E. Loescher, Torino 1888

Donne di casa d’Este. Eleonora: governatrice di Ferrara, stremata dalla malattia.
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