Donne di Casa d'Este. Beatrice d'Este, che vinse la rivale

Giacciono insieme uno accanto all'altra nella Certosa di Pavia. L'unione tra Beatrice d'Este e Ludovico il Moro è suggellata nel marmo lavorato da Cristoforo Solari tra il 1497e il 1499. Fu Ludovico a commissionare il lavoro allo scultore appena Beatrice morì di parto. Era un uomo affranto, che impose a corte il digiuno di martedì, a ricordo del martedì in cui la moglie era morta, e il colore nero come unico colore per abiti e arredi. Era un duca che scriveva di aver perso "la più cara cossa havessimo a questo mondo". Eppure erano passati solo sei anni da quando la quindicenne Beatrice era arrivata a Milano per essere moglie del quarantenne Ludovico.

Lei era nata nel giugno del 1475 nella corte di Ercole ed Eleonora d'Aragona, dove tutti erano in attesa dell'erede maschio. Era nata invece lei, un'altra femmina, inviata poi in tenera età a Napoli, presso la corte aragonese, affinché ricevesse, come la madre Eleonora, un'impeccabile educazione alla vita di corte. A cinque anni già era promessa sposa a Ludovico Maria Sforza detto 'il Moro' per via della scura carnagione e degli scuri lineamenti. Beatrice raggiunse il Ducato di Milano in una stagione "da camino a palazzo".

Ludovico si era affidato agli astri e aveva scelto gennaio per le nozze. Beatrice navigò sei giorni lungo il Po, raggiungendo Pavia in un tempo freddo da ghiacciare il vino nel bicchiere, ma il giorno fissato per le nozze, il 16 gennaio del 1491, Ludovico non ci fu ad attenderla e quando la incontrò, scrisse che la sposa era "in superlativo vergognosa".

Beatrice aveva solo bisogno di tempo per ambientarsi al clima della nuova corte e le bastò poco per legare a sé Ludovico che, da dieci anni, intesseva una relazione stabile con Cecilia Gallerani tanto da donarle il feudo di Saronno e un palazzo a Milano. Dopo due mesi dalle nozze, Ludovico aveva più volte scritto alla corte di Ferrara le grandi lodi della sua sposa e ad un anno era anche riuscito ad organizzare le nozze della Gallerani.

La giovane estense, di cui Baldassare Castiglione ne 'Il Cortegiano' scriveva: "Pesami ancora che tutti non abbiate conosciuta la duchessa Beatrice di Milano... per non aver mai più a maravigliarvi di ingegno di donna", aveva vinto non su una rivale qualunque, ma sulla donna che Leonardo da Vinci ha consegnato al futuro ritraendola come 'Dama con l'ermellino' facendo un chiaro riferimento al titolo di Ludovico di Cavaliere dell’Ordine dell’Ermellino conferitogli dal Re di Napoli. ​

 

 

Accorsi Sara, Le donne estensi. Donne e cavalieri, amori, armi e seduzioni, Cirelli&Zanirato, Ferrara 2009 (2. ed.)

Malinverni Laura, I cento giorni del duca, Robin 2018

Pelgrom Asker, Ludovico il Moro nell'Ottocento in Incontri, Anno 26, 2011 / Fascicolo 2/ p.83-98

 

Donne di Casa d'Este. Beatrice d'Este, che vinse la rivale