Donne di Casa d'Este. Barbara d'Austria e Alfonso d'Este: le feste intorno al tempio dell'amore

Donne di Casa d’Este: intrighi e curiosità nelle segrete stanze delle dame estensi

La rubrica di Sara Accorsi

Era il 25 dicembre del 1565 il giorno in cui Agostino Arienti presentava il 'Il tempio dell'amore', facendo dettagliata descrizione di tutte quelle operazioni che egli aveva coordinato affinché  funzionassero a meraviglia “le cose d'arme fatte in Ferrara nelle nozze del Duca Alfonso et della regina Barbara d'Austria”. Nel minuzioso resoconto si diceva che, “trovandosi il giardino delle stanze della duchessa essere un luogo ritirato”, il Duca fece fare alcuni lavori rendendolo come “un vaso fatto apposta per spettacoli”. E proprio in quel giardino, vennero realizzati montagne, cipressi, labirinti e grotte, per far restare il pubblico con “infinita maraviglia” e “stupefarsi di tante novità”. Il torneo, infatti, fu non solo un tripudio di cavalieri e maghe, ma anche di ori, argenti e cristalli con cui vennero realizzati due templi. Il primo a comparire era quello dell'Amore imperfetto con cornici e base dorate, colonne con riverbero di smalto verde e sulla cima una palla di cristallo e ancora statue argentate e amorini ignudi con occhi bendati; il Tempio dell'Amore perfetto, invece, era stato realizzato con una cupola di cristallo animata da amorini vestiti, con in mano torce accese e la porta affiancata da due veneri raffiguranti la vita attiva e la vita contemplativa.

Era proprio il tempio dell'Amore perfetto ad apparire sul finire del torneo, per celebrare l'unione tra il duca Alfonso e la regina Barbara, con tutta quella magnificenza che non era stato possibile mostrare agli invitati durante il grande banchetto nuziale. La morte infatti di Papa Pio IV de' Medici aveva indotto la sospensione della grande festa organizzata da Giacomo Grana che aveva acquistato il pesce dal Lago di Garda e dall'Iseo e si era procurato il pesce di mare da Venezia: cappesante, astici e quanto il mare invernale potesse fornire. Il grande banchetto prevedeva anche abbondanza "di pollami ed uccellami selvatici, di cervi, capri, daini, cinghiari grossi, cinghiaretti piccoli, lepri e leproni e conigli selvatici”, delle migliori confetture "che possibile fu di trovare" e di "carciofi freschi, cardi e fava fresca e ruviglia verde". Se il torneo aveva richiesto grandi lavori nel cortile delle stanze della Duchessa, il banchetto aveva richiesto che in Palazzo dei Diamanti fossero allestite tre cucine, ciascuna abbondantemente fornita non solo di attrezzi e pentolame per cucinare ma anche di numerosi addetti tra cui "cuochi e pasticceri", "panettieri" e poi "credenzieri" e "bottiglieri". Il Grana aveva approntato un piano impeccabile pensando anche alle migrazioni degli ospiti in altri locali così che durante il banchetto ci fosse tempo di "spazzar, e nettar benissimo tutta la sala, rinnovar le torce a tutte le statue e poi riprincipiar la festa con animo di farla durare persino al giorno", allestendo insomma un banchetto di nozze in grado di accompagnare tutti gli ospiti fino all'alba del giorno dopo, con colazione inclusa!

 

Accorsi Sara, Le donne estensi. Donne e cavalieri, amori, armi e seduzioni, Cirelli&Zanirato, Ferrara 2009 (2. ed.)

Guzzinati Romano, Una cena preparata e non servita in Ferrara: Voci di una città, Rivista semestrale di cultura, informazione e attualità della Fondazione Cassa di Risparmio di Ferrara, N. 30 - 06/2009

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