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Dentro Palazzo Bentivoglio e ai suoi due Musei: Antonio Ligabue e Donazione Tirelli - Trappetti

Palazzo e piazza Bentivoglio devono essere considerati come un unico spazio urbanistico-architettonico, tanto che nelle raffigurazioni sulle carte antiche vengono sempre raffigurati congiuntamente.

Palazzo Bentivoglio si eleva sul lato orientale della grande piazza, dominandola con la sua imponenza. Sul fronte principale del palazzo un vigoroso cornicione divide in due parti la facciata equilibrando la massa del palazzo con la raffinata scansione ritmica della piazza e della Torre Civica.

Il “palazzo da gentilhuomo in forma di fortezza” fu eretto da Ippolito tra il 1594 e il 1608, su progetto di Gian Battista Aleotti detto l’Argenta. In origine l’edificio era costituito da quattro facciate lunghe circa 80 metri, con quattro torri angolari, di cui ne restano solo due.

Il Primo Marchese fu Cornelio Bentivoglio, che impiantò la struttura della Città Nuova, poi il figlio Ippolito, secondo Marchese, completò l’opera in senso più politico e simbolico. Infine Enzo, terzo Marchese, completò le decorazioni interne. Nel 1634 passò al Duca d’Este. Dal 1661 al 1673 il Palazzo appartenne alla Duchessa Laura Martinozzi, e in seguito subì un rapido declino per mancanza di manutenzioni. Nel 1734 il Palazzo servì come alloggio e ospedale ai militari durante la Guerra di Successione polacca, subendo diversi vandalismi.

Ora del palazzo resta solo il fronte principale composto dai maggiori ambienti di rappresentanza, tra cui svetta all’esterno il volume centrale del salone dei Giganti.

Photo: Gian Luca Torelli

Nel 1750 il Duca Francesco III Este vendette il Palazzo al Comune di Gualtieri, il quale ne demolì quasi tre lati ricavandone materiale per rinforzare le difese dell’argine maestro dal Po. Nel 1765 il Po ruppe l’argine maestro dietro al palazzo causando una disastrosa alluvione, simile a quella del 1951. I tre archi di facciata sono frutto di un intervento dei primi anni del XX secolo. Originariamente l’ingresso era uno solo, posto al centro della facciata, da cui si accedeva al cortile porticato e allo scalone sistemato a nord. Dopo l’acquisto da parte del comune di Gualtieri  gli ambienti del Palazzo furono adibiti a magazzino e ammasso del grano, dopo l’Unità d’Italia a scuole elementari, ospedale militare nella 1° guerra mondiale, abitazioni per poveri, laboratori artigianali, teatro sociale, laboratori. Il Palazzo poi fu oggetto di un vasto restauro negli anni ’70 e ’80 del XX secolo

All’interno è possibile visitare:

La SALA D’ENEA, così chiamata dal soggetto del fregio, dipinto da Sisto Rosa (Badalocchio), tra il 1609 e il 1610. Il fregio è composto da sedici scene in monocromo, tratte dal VII al XII libro dall’Eneide e scandito da mensole con putti.

La CAPPELLA GENTILIZIA, che fu terminata entro il 1605 e dipinta entro il 1610, data in cui fu consacrata. La decorazione plastica è in stile corinzio, con angeli su festoni di frutta e girali d’acanto in altorilievo. Sui pilastri e sulla controporta d’ingresso si trovano gli stemmi dei Bentivoglio: una sega rossa in campo d’oro. Nelle lunette del soffitto, con volta a padiglione, sono affrescate otto scene della vita della Madonna, che trovano compimento nell’ottagono centrale con la scena dell’Incoronazione. Non si conoscono gli autori della decorazione pittorica. La cappella ora è adibita a saletta per audio-visivi.

La SALA DI GIOVE, deriva il nome dal soggetto del dipinto centrale del soffitto, dove Giove bambino è affidato alla ninfa Melissa, secondo la IV ecloga delle Georgiche di Virgilio. La decorazione di questa stanza, dipinta tra il 1609 e il 1610 dal Badalocchio, consiste in un fregio suddiviso in dodici scene in monocromo tratte dai primi libri del “De Urbe Condita” di Tito Livio, in cui si narra della fondazione di Roma, del ratto delle Sabine e della guerra tra Sabini e Romani. Ogni scena è separata da finti mensoloni con coppie di cariatidi. Il soffitto è suddiviso in cassettoni ottagonali, quadrati e trapezi, rappresentando un’allegoria del potere impostato sul pensiero neoplatonico. Il repertorio iconografico negli sfondati trapezoidali in monocromo rosso, rappresenta le Storie di Ercole, mitico avo della casa Estense.

La Sala contiene il Museo Antonio Ligabue in cui sono esposte opere di Antonio Ligabue (Zurigo, 18 dicembre 1899 - Gualtieri, 27 maggio 1965). Le opere appartengono ai tre cicli pittorici dell’autore, uno dei massimi rappresentanti dell’espressionismo tragico del ‘900. Nella torre è possibile vedere due film-interviste su Ligabue.

Photo: Gian Luca Torelli

La SALA DI ICARO fu dipinta tra il 1609 e il 1610 dal Badalocchio. Il fregio di questa sala riprende la storia di Roma tratte da Tito Livio, relative ai regni da Tullio Ostilio a Tarquinio il Superbo. I riquadri in monocromo sono separati da putti e imprese emblematiche. Del soffitto sono superstiti tre cassettoni esagonali, molto danneggiati, di cui in uno si riconosce la “Caduta di Icaro”, da cui il nome della sala, e in un altro la “Carità Romana”.

All’interno è conservata la Donazione Tirelli – Trappetti, costituita da opere di Baltus, Bice Brichetto, Corrado Cagli, Felice Casorati, Fabrizio Clerici, Giorgio De Chirico, Lila De Nobili, Leonor Fini, Giosetta Fioroni, Piero Guccione, Renato Guttuso, Mino Maccari, Giacomo Manzù, Marino Mazzacurati, Pasquier, Franco Polizzi, Nino Tirinnanzi, Lorenzo Tornabuoni, Yannis Tsaroukis, Pier Luigi Pizzi, Piero Tosi, di cui sono esposti  due costumi di straordinaria qualità: Enrico IV di Luigi Pirandello indossato da Romolo Valli e il costume di Sissi in Ludwig di Luchino Visconti indossato da Romy Schneider.

Umberto Tirelli (Gualtieri, 28 maggio 1928 - Roma, 26 dicembre 1990), sarto, costumista, designer, storico del costume e collezionista, fondatore della Sartoria Tirelli, che vestì il grande cinema e il grande teatro nazionale e internazionale. A Tirelli si sono rivolti Visconti, Streheler, De Filippo, Fellini, Bertolucci, Truffaud, Pasolini, De Lullo, Callas, Bolognini, Scorsese e istituzioni come il Louvre, il Metropolitan, Palazzo Pitti.

 IL SALONE DEI GIGANTI è la sala più rappresentativa del palazzo. È lunga 34 metri, alta 17 metri e larga 16.50 metri. Un tempo vi si accedeva dalla grande porta sul lato orientale, ora murata. Il salone fu affrescato da Pier Francesco Battistelli, di origine ferrarese e in gioventù collaboratore del Guercino. La struttura decorativa risente gli effetti della scuola bolognese dei Carracci e di Guercino.

L’interno fu affrescato tra il 1619-23, con 28 scene tratte dalla “Gerusalemme Liberata” di Torquato Tasso, inserite in una grande quadratura architettonica. Il ciclo di affreschi è suddiviso in quattro registri. In alto un lungo fregio ospita ventidue allegorie in monocromo, alternate a panoplie, che alludono alle virtù, alla magnificenza e alla cultura del marchese Enzo Bentivoglio, committente.

Nel secondo registro una serie di ventisei telamoni seminudi policromi, sorreggono il fregio e scandiscono ventidue scene della Gerusalemme Liberata incorniciate da finti stucchi e dipinte in monocromo verde, amaranto, viola e giallo. Nel terzo registro sono illustrati sei episodi del poema; nei sovrapporta dei putti in finto stucco reggono gli stemmi dei Bentivoglio: sega rossa in campo d’oro con corona marchionale. Quattro grandi cornici in trompe-l’oeil soprapposte allo schema, avrebbero dovuto contenere i Fasti della famiglia Bentivoglio, ma è stato completata solo quella a nord dall’aretino Giovanni Mannozzi nel 1629, raffigurante “Cornelio Bentivoglio benedetto da Papa Gregorio XIII dopo essere nominato Generale da Alfonso II Este”. Nel quarto registro, a livello del pavimento, sono affrescate sei finte porte e da sotto i quadri emergono otto plinti con statue. Spettacolare è l’affaccio sulla piazza, dove tutto è tenuto sotto il controllo della prospettiva. Il Salone dei Giganti è adibito a grandi mostre.

I prossimi appuntamenti in programma:

Il 14 e il 15 settembre 2019  si terrà la quinta edizione della manifestazione “Viaggio a Gualtieri”, che vuole essere una nuova esperienza di ricreare un piccolo Grand Tour contemporaneo in uno dei Borghi più belli d’Italia.

Nei due giorni di Viaggio a Gualtieri tutti i luoghi più significativi si apriranno al viaggiatore: Palazzo Bentivoglio, il Museo Ligabue, la Collezione Umberto Tirelli, il Teatro Sociale di Gualtieri, le chiese della Madonna della Neve e dell’Annunziata. Ma soprattutto gli spazi che normalmente rimangono chiusi la maggior parte dell’anno: l’Oratorio della Concezione, la Chiesa di Sant’Andrea, Villa Malaspina, gli impianti idrovori del Torrione, la Torre Civica, Palazzo Greppi, le acque di golena.

A corredare il riaprirsi di luoghi così significativi per la storia del territorio reggiano una serie di eventi culturali, di concerti, visite guidate, spettacoli per bambini, spettacoli teatrali e per festeggiare una cena e un pranzo con i migliori ristoranti del territorio gualtierese.

 

Dentro Palazzo Bentivoglio e ai suoi due Musei: Antonio Ligabue e Donazione Tirelli - Trappetti